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RIAA: tanti soldi agli avvocati, senza risultati

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RIAA: tanti soldi agli avvocati, senza risultati

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Corrado Galbiati - Editoriale

Corrado Galbiati - Editoriale

Inserito il 30 luglio 2010 alle 0.00



In pochi possono affermare di non aver mai scaricato un brano musicale utilizzando un servizio peer to peer. Personalmente, non l’ho mai fatto ai tempi di Napster (che non mi piaceva), mentre ho scaricato qualche brano quando eravamo tutti convinti che non fosse reato scambiarsi file da pc a pc, per l’appunto tra pari. Quasi subito smisi, perché si cominciò a capire che le case discografiche non sarebbero rimaste lì a osservare il loro declino, e che presto avrebbero intentato cause a destra e a manca anche contro ignari utenti che non avevano nessuna intenzione di infrangere la Legge, qualunque essa fosse, compreso il Copyright.

Ciò che salvò il sottoscritto (e milioni di altri utenti) dalla brutta sensazione di commettere un reato ogni volta che si scaricava un brano fu l’arrivo di Apple, che aveva inventato un vero sistema di micro pagamenti (iTunes) che funzionava, offriva un catalogo immenso, ti permetteva di spendere comunque meno rispetto all’acquisto di un CD in negozio, e ti lasciava la coscienza pulita dal punto di vista legale. Così dall’arrivo di iTunes, in tanti abbiamo smesso sia di scaricare brani dai sistemi peer to peer, sia di comprare CD nei negozi. Contenti tutti, dunque? Direi di no, se leggo i conti che alcuni blog (di parte) fanno in tasca al RIAA (Recording Industry Association of America), abbreviazione non del tutto esatta visto che si tratta di una associazione che coinvolge laVivendi Universal (Francia), la Sony (Giappone), la EMI (Gran Bretagna) e la Warner Music (che è americana ma controllata da un gruppo canadese), ovvero l’insieme di etichette che copre l’85% del mercato USA.

Ed eccoli i conti: nel 2008 il RIAA ha pagato agli avvocati utilizzati per dare la caccia a chi infrange il Copyright la bellezza di 16 milioni di dollari. E cosa ha guadagnato, ovvero cosa ha portato a casa grazie al lavoro dei super avvocati? 391mila dollari in tutto. Non direi proprio che stiano facendo un buon lavoro, nemmeno mettendomi dal loro punto di vista. Facendo una media del valore di ogni causa vinta, e assegnando a ognuna di esse un valore di circa 3900 dollari, significa che in un anno i legali hanno ottenuto giustizia non più di un centinaio di volte. Nel 2007 il RIAA aveva speso più di 21 milioni per gli studi legali, e aveva recuperato 515 mila dollari. Nel 2006 aveva speso 19 milioni in cambio di 455 mila dollari. In tre anni, se contiamo anche le cifre spese per “investigare” (si suppone soprattutto su Internet), il RIAA ha speso decine di milioni per averne recuperato poco più di uno. Ai posteri la facile sentenza.


(2) COMMENTI

  • vigulast

    Popolarità: 0

    vigulast - iscritto dal 17 dicembre 2009

    Forse non si rendono conto....

    01/08/10 21.33

  • Popolarità: 1

    fabiobr - iscritto dal 2 marzo 2010

    vigulast ha detto:

    Forse non si rendono conto....

    di cosa?

    04/09/10 8.30






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