Ciao Angela. Puoi presentarti rapidamente?
Spesso mi definisco e definiscono Information Designer. Ho una laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano. La laurea per me ha rappresentato un solido punto di partenza per cominciare a costruire quello che sentivo di voler fare nella vita. 3C: Conoscere, Creare, Condividere.
Non ho mai sentito di voler lavorare come Ingegnere, ma ho amato il corso di laurea in Ingegneria e la Matematica. Ho completato un master in Disegno Industriale alla Scuola Politecnica di Design a Milano e ho lavorato sodo per acquisire ‘skills’ che non avevo. Lavorare nello Studio di Isao Hosoe è stata una esperienza fantastica, perchè mi sentivo nel posto giusto, con la gente giusta: ambiente internazionale e mix di culture diverse che riescono ad alimentare il processo creativo con una naturalezza ed un entusiasmo difficili da descrivere. Forse è per questa ragione che ho deciso di trasferirmi a Londra, perchè sapevo che qui avrei avuto milioni di storie da ascoltare, moltissime lenti attraverso cui guardare il mondo e la Central St Martins University.
Ho studiato un anno e ho presentato domanda di ammissione al Master in Communication Design. Mi sono specializzata in Information Design poichè mi affascinava l’idea di poter progettare la comprensione, di poter rendere accessibili (democratize) argomenti che altrimenti resterebbero oscuri e nascosti in report prodotti da addetti ai lavori. Credo che il Design possa essere un ponte tra la comprensione di un problema e l’azione verso il cambiamento.
Al momento dirigo un corso breve di Information Design alla St Martins. Credo che insegnare sia il modo migliore per continuare ad imparare ciò che amiamo.
Che cosa significa per te "innovare"? Quali sono i tre principali requisiti per poter innovare oggi in Italia?
Innovare vuol dire avere il coraggio di ‘alterare l’ordine di cose prestabilite’ in nome del bene comune. Gli innovatori hanno il dono di elevarsi e arrivare con lo sguardo dove i più forse non arrivano. Cercano di trovare una soluzione lì dove la maggior parte delle persone neppure percepisce la presenza di un problema. Conoscere il territorio, la storia ed avere coraggio, questi secondo me sono i tre principali requisiti per innovare.
Quali sono le innovazioni che, secondo te, hanno segnato il 2009 in Italia? E all’estero?
L’ indicatore Water Footprint fondato sul concetto di Virtual Water sviluppato grazie ad un progetto promosso da Unesco e University of Twente. Per il mio MA project ho collaborato con il Prof. Tony Allan ed il Prof. Hoekstra al fine di visualizzare le water footprint di 132 paesi.
... e quelle che segneranno il 2010?
Chris Hughes, 26 anni, co-founder di Facebook con Mark Zuckerberg, suo compagno di stanza ad Harvard, Atto III: Jumo (Atto I FaceBook, Atto II il progetto my.BarackObama.com).
Il 18 Marzo Chris ha annunciato che entro l’autunno 2010 lancerà una piattaforma on-line che “connetterà individui ed organizzazioni che lavorano per cambiare il mondo”. Sostenitore del web come strumento di leva, Chris ritiene che Jumo offrirà un potenziale enorme al fine di mettere a disposizione skills e risorse finanziarie precedentemente inaccessibili ad organizzazioni che operano in tutto il mondo. Non ci sono soluzioni magiche per le sfide che il mondo si trova a dover affrontate – dice Chris – ma ci sono milioni di persone in tutto il mondo che lavorano ogni giorno per migliorare la vita degli altri. Sfortunatamente, sono milioni quelli che non sanno come offrire un aiuto significativo pur volendolo dare disperatamente. L’obiettivo di Jumo è fare incontrare i singoli, le organizzazioni e gli individui chiave che hanno il potere di innescare il cambiamento.
Un video che rappresenta il tuo punto di vista sull'innovazione?
Jamie Heywood at TEDMED 2009
Qual e' stata, a tuo parere, la più grande innovazione nelle telecomunicazioni degli ultimi 10 anni in Italia? E all'estero?
L’adsl è senza dubbio una delle più grandi.
Se potessi consegnare il Premio 2009 per "l'azienda italiana più innovativa", lo daresti a ...? Perché?
Lo darei ad un Progetto italiano che coinvolge centinaia di designer provenienti da tutto il mondo e Charities di fama internazionale: Good 50x70. Si tratta un concorso internazionale di comunicazione sociale innovativo per le modalità della competizione: dilagato il ‘call for entries’ sul web, Pasquale Volpe e Gabriella Morelli riuniscono autorevoli giurati, promuovono e pubblicano i lavori dei creativi attraverso un catalogo prestigioso e una mostra itinerante dei lavori vincitori del concorso, realizzano in tutto il mondo una rete di consensi e attività legate al progetto.
Tutti i poster raccolti nelle varie edizioni sono catalogati in un database e messi gratuitamente a disposizione di tutte le Charities che ne faranno richiesta. Good50x70 si lega a seminari, tavole rotonde o workshop, sui temi affrontati di volta in volta nelle edizioni del concorso, rinnovando in ogni occasione il proprio spirito propulsivo e propositivo. E’ una realtà in continuo divenire che celebra l’importanza del ruolo sociale del Design. E’ una opportunità di poter condividere conoscenza, incentivare la ricerca di informazioni e costruire scambi e ricchezza culturale.
Quale potrebbe essere la prossima killer application destinata a rivoluzionare il mondo del mobile, web e media in generale?
Non sono sicura si possa definire una rivoluzione, ma la sua mission desta interesse: FreedomFone caratterizzato da una strategia BoP (Bottom of Pyramid) focalizzata sulla costruzione e promozione di una piattaforma software open source per condividere informazione in modo intuitivo, costo-consapevole, internet-indipendente rivolta a tutti i tipi di phone-users. Check it out!
Quale futuro vedi per i social network? Possono essere uno strumento per incentivare e condividere nuove forme di innovazione?
I social network sono un potente strumento che incentiva lo ‘sharing’ a tutti i livelli. Restano uno strumento però. Ognuno di noi può scegliere che uso farne (buono o cattivo) e cosa condividere (conoscenza o ignoranza). Possono far convergere a buon fine potenti forze costruttive, ma non è sufficiente un click sulla parola ‘share’ per incentivare forme di innovazione.
Quale consiglio potresti dare oggi ai giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile?
Non ho un consiglio per i giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative per internet media e mobile, ma ho un consiglio per i giovani intenzionati a sviluppare soluzioni innovative nel loro percorso, qualsiasi esso sia: dedizione, studio, pazienza e collaborazione. Spesso le storie di copertina raccontano dei successi, ma non raccontano della fatica, delle delusioni, delle difficoltà e dei fallimenti. Quelli sono la parte più dolorosa, ma anche quella più interessante nel processo creativo.
Buckminster Fuller ha costruito la sua cupola geodetica partendo da una cupola che era stata deliberatamente un insuccesso rendendola ‘a poco a poco sempre più robusta... un piccolo pezzo di legno qui, un piccolo pezzo di legno lì e all’improvviso è rimasta in piedi, solida, in tutto il suo splendore’.
Ken Robinson, nel suo libro “The Element”, ci ricorda che molto spesso creatività ed innovazione sono il risultato dell’interazione di persone con altre persone. Il più potente motore del pensiero creativo sono i gruppi e la ragione risiede nel fatto che i meccanismi che si generano in un gruppo assomigliano a quelli che caratterizzano la mente umana. Negli ultimi quattro anni ho collaborato con persone che non ho mai visto e incontrato, ma che mi hanno arricchito e permesso di arrivare dove non avrei mai creduto di poter arrivare. Tutto questo grazie ad uno strumento, internet, con cui viaggiare da fermi e ad una lingua comune, l’inglese.
Your Question! Una domanda che vorresti ti facessero.
Qual è la tua reazione di fronte alla seguente affermazione: Secondo Cisco entro il 2013 l’informazione che viaggerà grazie ad internet raggiungerà i 667 exabytes, quasi 5 milioni di volte l’ammontare di informazione contenuta nei libri della US Library of Congress negli Stati Uniti.
Forse mi preoccupa, come la seguente che ho letto di recente in un report del The Economist: “La quantità di informazione digitale si moltiplica di dieci volte ogni cinque anni”. E’ difficile cogliere il senso di un numero a volte, la storia è che il mondo è in grado di produrre una quantità inimmaginabile di dati, quantità che diventa sempre più vasta ad una velocità sempre maggiore.
Ci sono molte ragioni nell’esplosione di questa incontrollata produzione di informazione. Naturalmente la più ovvia si chiama tecnologia. Ed è grazie alla tecnologia che abbiamo la possibilità non solo di produrla, ma anche di condividerla. Spesso rifletto sulle conseguenze della condivisione e non posso non percepire uno stato di Information Anxiety, come lo definisce Richard Saul Wurman, fondatore di TED.
Sono sempre più convinta che la figura dell’Information Designer sia di estrema importanza al fine strutturare i dati a disposizione in modo che acquisiscano un senso nella mente dell’utente. Edward Tufte sostiene che un Information Designer ha successo quando facilita nell’utente la trasformazione del ‘vedere’ in ‘pensare’, in comprensione dunque. I dati sono a disposizione, ma spesso è scarsa l’abilità di estrarre saggezza e conoscenza da essi. Un Information Designer ha un grande potere in questa direzione.
I link di Angela Morelli
www.angelamorelli.com
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