Sulla Rete si condividono le cose

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Fabio Viola - Editoriale

Inserito il 22 febbraio 2012 alle 17.26


Fin dagli albori Internet nasce come uno strumento per lo scambio dei dati e delle conoscenze.
Con l'affermazione del concetto di open source, il software, e in particolare il codice che ne costituisce il motore, viene condiviso e aperto al contribuito di tutti.
Portali di grande successo, come YouTube (non a caso definito sito di video-sharing), basano la propria popolarità sul concetto di condivisione, fino ad arrivare all'esplosione dei social, dove si mette metaforicamente a disposizione degli altri la propria vita o almeno il racconto su di essa.
Favorita anche dalla crisi economica, che spinge al risparmio, piano piano si afferma anche il concetto di "economia condivisa", che impiega proprio gli strumenti messi a disposizione da Internet.
Dopo aver messo in rete immagini, video, storie, i navigatori cominciano a condividere le cose. A partire da fenomeni come il car sharing o il bike sharing, che in Europa sono iniziative spesso promosse dagli enti pubblici, i cittadini scambiano beni, ma anche servizi e competenze.
La tendenza, come tante altre che si verificano sul web, parte negli Stati Uniti, dove sono molti gli esempi di economia condivisa. Su Parkatmyhouse.com gli utenti mettono a disposizione i parcheggi privati, come quelli disponibili sul viale di casa.
Diffusi anche i portali che permettono lo scambio di strumenti, dal valore compreso tra i 100 e i 500 dollari, che servono a soddisfare un'esigenza specifica ma che vengono usati di rado, come trapani, tagliaerba, gelatiere e attrezzi di ogni tipo.
Oltre alle cose, si possono condividere i servizi. Neighborhoods.net è definito il "portale del vicinato", perchè fa sì che più persone insieme possano acquistare collettivamente un servizio, come una baby sitter per più figli.
Secondo Alberto Calvo, partner di Value Partners, "la nuova generazione di consumatori, gli attuali 18enni, hanno un rapporto con la proprietà diverso da quello delle generazioni precedenti: abituati sul Web a condividere trovano più naturale farlo anche nel mondo reale".
Gli economisti valutano in 110 miliardi di dollari il valore attuale della shared economy.
In Italia cominciano ad affermarsi alcune esperienze, che traggono radici dall'antico concetto del baratto, non solo tra privati.
Cambiomerci.com, ad esempio, è un network destinato alle imprese che vogliono scambiarsi beni e servizi senza regolare la transazione con il denaro. Il sito, che è stato raccontato anche in una puntata della trasmissione Ballarò dello scorso ottobre, propone un'alternativa alla transazione monetaria, permettendo alle aziende un risparmio sulla liquidità.
Tra i privati, zerorelativo.it è la prima community italiana di baratto, che può contare su 25.000 membri. swapcool.com, invece, consente lo scambio e la vendita di prodotti e attrezzature per l'infanzia, una categoria di prodotti che comporta un ingente investimento iniziale per un utilizzo ben limitato nel tempo.

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Tags: economia condivisa,

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